il natale che vorrei

vorrei essere una casalinga mantenuta dal marito, possibilmente senza figli, di quelle che a natale si fanno regalare il greatest hits di laura pausini oppure “ora” di gigi d’alessio e poi lo sparano a tutto volume alla domenica mattina durante le pulizie. e invece sono qui. a preparare la valigia, scegliendo outfit che minimizzano il volume tenendo conto che si sta a mille metri d’altezza e a non dimenticare la sciarpa della roma e a dover dare l’ennesima delusione ai miei perché dovrò chiedere a mio padre se qualche suo collega può aiutarmi con le mie crisi d’ansia sempre più frequenti, per l’azienda semiprestigiosa in cui vorrei entrare per la laurea sempre più vicina e sempre più lontana, per essere di nuovo single-ma-gli-uomini-non-mi-mancano e insomma per non essere perfetta per non essere la figlia che vorrebbero che fossi. deludo anche me, perché forse non sono ancora la persona che vorrei essere. o forse sì. vivo tutto il peso dell’essermi ritrovata anch’io nella linea d’ombra, quando non si è né falliti né vincitori. e lo so che è una questione generazionale, che tutti ora come ora ci troviamo in queste condizioni, ma in fondo non me ne fotte un cazzo perché io so io e l’altri so l’altri.

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